Corsa contro il tempo per l’attuazione del FIR (Fondo Indennizzo Risparmiatori).

Nel novembre del 2018 partecipavo alla prima riunione del tavolo tecnico presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, istituito per essere organo di consultazione dei Sottosegretari Villarosa e Bitonci, con il fine di perfezionare il testo dell’ormai famigerato ex art. 38 della bozza di Legge di Bilancio per il 2019.

In quella sede, nella mia qualità di Segretario del Movimento Risparmiatori Traditi, avanzavo, pur ammettendo la notevole apertura della politica e della maggioranza di governo al problema, più di un dubbio “procedurale” attinente il rimborso, in quanto temevo che le pastoie burocratiche potessero costituire un intralcio ad una pronta speditezza della macchina risarcitoria.

Il testo del mio intervento è agli atti della segreteria del tavolo tecnico.

Le preoccupazioni di cui sopra riguardavano le incognite dell’esito giudiziario o arbitrale di riconoscimento del c.d. “mis-seling”, ovverosia della dimostrazione della truffa bancaria, della mancata trasparenza messa in atto dalle Banche fallite per piazzare azioni e obbligazioni hinc et inde, ed il farraginoso meccanismo successivo di liquidazione effettuata dal MEF, previo parere del Ministero della Giustizia.

Fatto sta che in sede di approvazione al Senato della norma, lo scenario cambia: per venire incontro alle giuste richieste delle associazioni, compresa la nostra, il legislatore elimina completamente il “mis-selling”, stabilendo criteri semplicistici per ottenere il rimborso da parte dei risparmiatori truffati.

Ora, però, sull’attuazione del fondo risparmiatori da 1,5 miliardi, che prevede gli indennizzi automatici, la commissione europea chiede dei chiarimenti in tempi stretti. Il ministro Giovanni Tria, a cui spetta di firmare i decreti attuativi della misura, non si è al momento pronunciato sulla lettera della Commissione che ha fissato entro lo scorso 31 gennaio il termine per le risposte chiarificatrici.

Ma cosa vuole l’Europa da noi ? Sospetta che il FIR possa configurarsi come aiuto di stato, in quanto si riconoscono i rimborsi senza “il giudizio di una corte o il parere di un arbitro”; non vengono esclusi dalla platea dei beneficiari gli “investitori professionali”; non si prevede il “burden sharing” preventivo e l’uscita dal mercato della banca.

Il braccio di ferro con l’Europa va chiarito al più presto, uscendo così  dall’impasse, per due motivi di fondo:

  • ai regolamenti attuativi dovranno seguire gli atti amministrativi per pagare gli indennizzi. C’è il rischio che si rimborsino i risparmiatori con i 1,5 miliardi di euro nei tre anni e successivamente si debba procedere, una volta ricevuto un eventuale stop dall’Europa, a richiedere agli stessi la restituzione del rimborso perché magari classificati “fondi pubblici pagati illegittimamente” con profili di responsabilità in termini di danno erariale a carico dell’organo politico e tecnico che abbia deciso di “andare avanti” anche in presenza di una possibile procedura di infrazione;
  • non bisogna dimenticare che alla finestra vi sono i risparmiatori, divisi fra chi punta a tutto il banco e chi teme che, per provare ad indennizzare anche azionisti ed investitori professionali senza giudizio sulle vendite fraudolente, si finisca per far cadere anche gli aiuti alle famiglie, creando così disparità di trattamento e soprattutto vanificando le speranze di chi da troppo tempo è in attesa di risposte che allievino la disperazione di centinaia di migliaia di individui che nelle banche hanno riposto i risparmi di una vita, polverizzati da manager incapaci e spregiudicati con la complicità di fette di apparati statali.

– Avv. Guerino De Santis –

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