Banca Popolare di Bari ed ipotesi di riequilibratura dei conti.

Si è tenuto qualche giorno fa un vertice tra le massime cariche della Vigilanza di Banca d’Italia per studiare una strategy exit dalla palude della crisi delle Banche Popolari.

Si è posta sul tavolo l’idea di una assicurazione comune per stringere i legami all’interno del sistema e mettere in sicurezza gli istituti in difficoltà, ma per il momento resta una strategia incerta, lasciando lo spazio a molte perplessità.

Le ipotesi avanzate sono sostanzialmente due: 1) l’avvio di un sistema di tutela istituzionale (Ips); 2) la creazione di una holding a cui ricondurre la maggior parte degli istituti.

Per quanto attiene la prima opzione e cioè l’IPS (sistema di tutela-garanzia istituzionale), questa non convincerebbe diversi banchieri, in quanto le aziende con i conti in ordine non possono farsi carico dei problemi di chi è in difficoltà, atteso che lo strumento funzionerebbe come un accordo di reciproco sostegno, attivabile per esigenze di supporto patrimoniale o di liquidità.

La seconda opzione in discussione, ossia quella della costituzione di una holding, parrebbe la più probabile ma applicabile solo da piccolissimi gruppi di due o tre banche, a meno che non si prenda in considerazione la possibilità che vi sia una banca di grosse dimensioni che faccia confluire sotto la propria copertura gli altri, che manterrebbero comunque autonomia in termini societari, dando vita così ad una holding.  

Anche su questa opzione però pendono diverse incognite: per avviare il progetto servirà infatti una deroga alla riforma oppure una modifica della norma possibile dopo la sentenza del Consiglio di Stato. I tempi però potrebbero essere lunghi visto che i giudici non si esprimeranno prima della fine dell’anno, alla luce del responso della Corte di Giustizia Europea.

Ora ci si interroga a quali di queste due opzioni potrebbe aderire od interessarsi la Banca Popolare di Bari, che dovrà definire, stando alle indiscrezioni, il proprio futuro entro giugno.

Nei prossimi mesi, infatti, l’Istituto di credito popolare barese, il più grande del sud con quasi 70.000 soci, dovrà infatti ripulire l’attivo dai crediti deteriorati e lanciare un aumento di capitale dall’importo previsto tra 300 e 500 milioni.

Il management è al lavoro per individuare investitori, ma il percorso è in salita.

Fonte informazioni: Milano Finanza

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