L’Europa raffredda la febbre per il Fondo Indennizzo Risparmiatori.

La Commissaria Europea alla Concorrenza, Vestager, ascoltata ieri in commissione al Senato, ha dichiarato che un fondo di ristoro in favore dei Risparmiatori è ammissibile solo se questi dimostrino il comportamento scorretto della Banca e che sia la banca stessa a compensare la perdita attraverso un risarcimento. Solo nel caso in cui questa seconda ipotesi non fosse possibile, interviene il pubblico sotto forma di giustizia sociale.

Per questi motivi è stata inviata una lettera al Governo Italiano da parte della Commissione Europea di spiegazioni ed illustrazioni delle caratteristiche del FIR previsto in Legge di Bilancio 2019.

Il passo successivo sarà quello di riscrivere la norma primaria in modo da ricondurre il Fondo nel range ammissibile dalle normative europee e solo successivamente potrà vedere la luce il suo decreto attuativo.

E’ indubbio che si è perso solo tanto tempo.
Ho partecipato in qualità di segretario del Movimento Risparmiatori Traditi alle riunioni della cabina di regia presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma, alla luce di quello a cui stiamo assistendo, ritengo di affermare che tali riunioni non sono servite a nulla. Il famoso art. 38 della bozza della Legge di Bilancio, stabiliva che per poter accedere al Fondo era necessario dimostrare di aver subito una truffa da parte della Banca consistita nel far sottoscrivere titoli altamente rischiosi a risparmiatori per nulla inclini all’alta finanza e soprattutto di non averli correttamente ed adeguatamente informati: in poche parole la pratica del “misselling.”

Eravamo tutti d’accordo sulla bozza, avevamo proposto delle modifiche ed osservazioni al provvedimento, allorquando, in sede di votazione alla Camera, il requisito della esistenza di una truffa riconosciuta da un arbitro od un giudice veniva cancellato.
Tutti, ma proprio tutti, avremmo voluto una norma che non richiedesse la prova della truffa in quanto essa è “in re ipsa“, come dicevano i latini, ma tutti sapevamo, che, diversamente, ossia attraverso un accesso diretto, si sarebbe corso il rischio di avere uno stop dall’Europa. 

Ed eccoci qui, con i risparmiatori che sono rimasti con un pugno di mosche in mano.
Adesso pazientemente bisognerà riprendere le fila del discorso e fare in modo che la politica non commetta più errori di presunzione che conducano a mancato rispetto di norme che essa stessa scrive con l’ausilio di tecnici proni alle ragioni dell’opportunismo elettorale.

La strada, purtroppo, è ancora in (maledetta) salita.

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